Legal Talk: «A giurisprudenza serve il numero chiuso. Gli ultimi due anni per la specializzazione»

press • diritto societario

07 novembre 2024

Al Legal Talk di RCS Academy

Corriere della Sera
 
La seconda edizione del «Legal Talk – L’Evoluzione della Professione Legale» è stata l’occasione per fare il punto sulle sfide della professione: dalle nuove competenze alla crescita all’estero degli studi legali

 

«Dobbiamo creare la professione degli avvocati fin dall’università, selezionando un numero chiuso che non porti allo sconfinamento di 10 mila avvocati l’anno che poi stanno parcheggiati in attesa di trovare un lavoro». A dirlo è Paola Severino, presidente Luiss School of Law che, in apertura della seconda edizione del «Legal Talk – L’Evoluzione della Professione Legale», il business talk organizzato da Rcs Academy in collaborazione con il Corriere della Sera, L’Economia e Deloitte Legal, ha rilanciato la proposta di un percorso universitario in due fasi: un triennio uguale per tutti e un biennio di specializzazione per diventare avvocato, notaio o magistrato.

L’evoluzione della professione

Il mondo degli studi legali si divide tra i grandi studi d’affari - i primi cinquanta nell’ultimo anno hanno raggiunto circa 3,5 miliardi di fatturato - e i piccoli che fanno sempre più fatica anche perché la digitalizzazione ha reso quasi automatici alcuni servizi di base. Sul futuro della professione si sono confrontati Giuseppe Catalano, presidente dell’Associazione giuristi d’impresa (Aigi), che ha posto l’accento sull’importanza per gli avvocati di capire come funzionano le aziende dall’interno, Giovannella Condò, co-founder Milano Notai, che ha sottolineato come i professionisti debbano conoscere il mondo degli affari, e Antonino La Lumia, presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano, che ha evidenziato la necessità per l’avvocatura di mettere a frutto risorse che oggi sono ingabbiate da temi come quelli dell’incompatibilità.

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Il ruolo della finanza

Sul ruolo della finanza nei percorsi di crescita degli studi professionali si sono confrontati Michele Cicchetti, managing partner Dwf Italy, Roberto Egori, managing partner Linklaters Italy, Danilo Mangano, chairman & ceo Xenon Private Equity, Federico Sutti, managing partner Dentons, e Filippo Troisi, senior partner Legance.

Percorsi internazionali ed export dei servizi legali

Nel corso dei lavori è stato approfondito anche il tema dell’«export dei servizi legali». Se da un lato in Italia abbiamo assistito all’arrivo di molti studi internazionali, dall’altro sono sempre di più gli studi italiani che stanno estendendo il loro raggio d’azione oltre i confini, come hanno raccontato Gregorio Consoli, managing partner Chiomenti, Francesco Gianni, founding partner Gianni & Origoni, Laura Orlando, managing partner Herbert Smith Freehills, Stefano Simontacchi, partner BonelliErede, Nicola Verdicchio, chief legal officer Pirelli e John Stewart, managing partner Wst. Ci sono studi che hanno creato una proprio rete in altri Paesi e c’è chi invece punta sulle partnership con studi stranieri.

La multidisciplinarità come fattore di successo

Le sfide all’orizzonte sono molteplici, da quelle legate alla sostenibilità alla transizione digitale e i vincoli normativi a esse collegati. In questo contesto la multidisciplinarietà è un fattore di successo, ha evidenziato Carlo Gagliardi, managing partner Deloitte Legal. «Credo che in questo le società di revisione, abituate da tempo alla contaminazione delle competenze, siano avvantaggiate, anche perché hanno dovuto affrontare e vincere la sfida di tenere insieme dimensione e qualità», ha sottolineato Gagliardi.

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